Anoressia infantile: i bambini si rifiutano di mangiare: dobbiamo allarmarci?

0

Tutte le mamme vorrebbero che i propri figli mangiassero di tutto e sempre. Per loro è una sorta di missione: se i bambini non mangiano vuol dire che non stanno bene, ma non sempre è così; a volte può trattarsi di una semplice inappetenza, oppure di qualche piccolo capriccio.

Vediamo quando è opportuno preoccuparsi e ricorrere all’aiuto di un professionista, ad esempio un pediatra o uno psicologo Infantile, in grado di diagnosticare la sintomatologia di un disturbo.
L’obiettivo principale è garantire la salute dei bambini a tavola!

Differenza tra disturbi e disagi alimentari

Quando si parla di disagi alimentari si intendono tutti quei malesseri momentanei del bambino, come ad esempio l’inappetenza, i rigurgiti, la selettività dei cibi, i conati di vomito, ovvero, azioni in cui il cibo diventa una forma di protesta o di rifiuto rispetto ad una determinata condizione.
È bene non sottovalutare messaggi del genere, perché questi piccoli disagi, se non accuratamente trattati, possono anche degenerare in disturbi cronici molto più seri, come ad esempio l’anoressia infantile.

Che cos’è l’anoressia infantile?

Sempre più bambini si ammalano di anoressia. Nonostante la definizione di allarme sociale, in Italia si fa molta fatica ad affrontare questo argomento.
Di solito i primi sintomi si manifestano a partire dai 6 anni. Spesso dietro un semplice rifiuto di un piatto di pasta c’è un problema interiore, un trauma subito, una paura inconscia. I bambini a volte non riescono a spiegare in modo semplice ciò che sentono dentro, quindi ricorrono al pianto, all’aggressività o al digiuno, per dire “sto male, aiutami”.

Osservare il proprio bambino è il primo passo per aiutarlo e capire i suoi bisogni. È sbagliato attaccarlo o sgridarlo perché non mangia, proviamo a farci raccontare se c’è qualcosa che lo turba, proviamo attraverso il gioco e le coccole a farlo rilassare, permettendogli di esprimersi liberamente.

La “non fame” alimentare, spesso, nasconde un’immensa fame d’amore. Ci sono bambini che soffrono per la mancanza giornaliera dei propri genitori, perché hanno letteralmente bisogno della loro presenza.
Un bravo genitore non può limitarsi a cucinare un bel piatto di pasta la sera e pretendere che il proprio piccolo lo mangi tutto, senza fare neanche un capriccio. Ciò che fa la differenza è: la presenza, la voglia di esserci, il sentirsi amati.

Con questo non voglio dire che i genitori debbano essere perfetti, ma attenti ai bisogni primari dei propri bambini. Un piccolo paziente non rifiuta il cibo perché vuole dimagrire, ma semplicemente perché vuole gridare aiuto e non ci riesce.

Come comportarsi davanti ad un bambino che si rifiuta di mangiare?

Non esistono frasi ad effetto utilizzabili in modo universale. Ogni bambino è un mondo a sé, ogni sistema familiare è una realtà unica nel suo genere.
Il consiglio che in questi casi si può dare è: non insistere, perché l’insistenza provoca solo resistenza!
Essere meno rigidi a tavola permette di vivere il pasto non come un conflitto, ma come un momento di incontro.
In questi casi rivolgersi ad uno specialista (pediatra o psicologo dell’infanzia) potrebbe risultare la mossa più giusta da fare, per valutare insieme la strategia più adatta alla risoluzione del problema.

L’inappetenza nei neonati

Nel caso di un neonato il discorso è un po’ diverso. L’inappetenza in questo caso non è relazionabile ad un semplice capriccio, bensì ad una causa di altra natura, come ad esempio un disturbo gastrointestinale, etc.
Se il neonato non finisce tutto il latte del biberon, non è una catastrofe, non deve essere motivo di ansia. L’importante è che il piccolo stia bene e sia sereno.
Se evitiamo l’ansia della bilancia, l’inappetenza non diventa un problema.
La chiave di svolta è saper valutare attentamente la situazione e ricorrere ad un parere medico qualora il neonato rifiuti ripetutamente di mangiare.

Potrebbe piacerti anche Altri di autore

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.