Il calcio femminile in Italia

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Un pò di storia

Il calcio femminile ha avuto il suo esordio in Italia nel 1946 a Trieste, quando ancora si diceva timidamente che “quello non era uno sport per signorine”, ma ancora oggi il numero delle tesserate resta estremamente inferiore rispetto a quello delle altre nazioni. Sembra un paradosso se si pensa che gli spalti degli stadi sono invece molto frequentati da tifose. Nella città triestina furono fondate due squadre che iniziarono a percorrere la nazione con lo scopo di risvegliare l’amore per la città da parte degli italiani.

Una svolta ci fu nel 1965 quando il presidente dell’ Inter Angelo Moratti creò una squadra milanese. Di lì a poco altre città videro sorgere gruppi sportivi calcistici più meno organizzati. La vera consacrazione si ha con le Olimpiadi di Atlanta del 1996 quando questo sport viene annoverato tra quelli ufficiali della manifestazione e da lì non ne è più uscito.

Calcio maschile e femminile a confronto

Le regole dello sport sono assolutamente le stesse, ma anche un occhio non molto allenato si accorge rapidamente dell’estrema differenza. Innanzitutto le azioni sono più lente e per questo motivo è anche più semplice da seguire. Il motivo è da ricercare nella minore forza, potenza e resistenza delle donne rispetto agli uomini, ma ciò non significa che lo sport sia noioso, ma al contrario ne trae beneficio una maggiore tattica.

Anche gli scontri e gli infortuni sono molto più ridotti, soprattutto per la minore veemenza con cui si sferrano gli attacchi (sia per numero sia per gravità) e sono reali. Non c’è davvero nessun paragone tra il numero delle simulazioni di gioco fatte dai maschi rispetto a quello delle calciatrici.

Gli sponsor in Italia

Dato il minor numero di ultrà, anche gli sponsor sono estremamente ridotti. E’ per questo motivo che ha fatto notizia il fatto che Regina Baresi dall’inizio del 2018 sia diventata la prima e unica calciatrice italiana ad essere sponsorizzata personalmente da una delle più famose aziende sportive con tre diverse linee di prodotti. Sicuramente a suo favore ha giocato il fatto di appartenere a una delle famiglie storiche del calcio italiano e questo le ha permesso di diventare ambassador per la società di abbigliamento.

Esistono in Italia calciatrici professioniste?

Purtoppo in Italia non esiste nessuna calciatrice professionista perchè sono il Coni e le relave federazioni a decidere quali discipline sportive possano essere considerate tali e quali no. Ecco perchè le calciatrici italiane non possono godere di diritti quali malattia, pensione, maternità o infortunio, che invece sono all’ordine del giorno in molte altre nazioni anche europee.

Questo fa sì che tutte la calciatrici siano costrette ad avere un “lavoro vero” per poter avere uno stipendio fisso e sicuro e, soprattutto, un futuro dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Gli impegni lavorativi, quindi devono essere conciliati con allenamenti, trasferte e partite, a volte in maniera davvero rocambolesca.

Per non parlare degli stipendi, nemmeno paragonabili a quelli degli uomini. Da segnalare è l’iniziativa promossa dalla federazione norvegese, a tal proposito, che ha proposto stipendi identici in nazionale per uomini e donne, ma l’Italia è ancora molto lontana da queste azioni.

Tuttavia la situazione potrebbe evolversi a breve grazie a delle buone prassi europee da seguire: si può monitorare la situazione del calcio femminile italiano sui siti di news calciomercato più famosi.

Un nome fra tutti: Carolina Morace

Carolina Morace è forse purtroppo l’unica calciatrice italiana di cui i più ricordino il nome. Attaccante diventata famosa per aver vestito la maglia della nazionale per più di 150 volte, è stata allentarice della nostra nazionale e addirittura anche allenatrice della Viterberse, squadra di serie C1 maschile nel 1999, da cui però diede le dimissioni dopo due sole partite.

E’ stata la prima donna nella storia a sedere sulla panchina di una squadra maschile e per questo primato è apparsa sulle principali testate mondiali, con un servizio addirittura alla CNN. Oggi è a capo della nazionale femminile di Trinidad e Tobago e, così come ha affermato la stessa ex calciatrice, la scelta di allontanarsi dall’Italia è stata per lei un obbligo.

La vita come giornalista e commentatrice sportiva radiofonica e televisiva non faceva per lei, nonostante i grandi successi che riscuoteva. Per lei era necessario tornare sul campo, all’azione, ma nel panorama italiano nessun dirigente sportivo si è fatto avanti per proporle una panchina, così ha accetta quella della nazionale africana dove, invece, i fondi della Fifa vengono destinati concretamente per la crescita del settore femminile del calcio. Qui una “frecciatina” di certo non lieve verso l’organizzazione sportiva italiana che, a suo dire, non farebbe altrettanto.

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